“Soltanto chi non ha bisogno né di comandare, né di ubbidire è davvero grande” (J.W. Goethe).

Una frase che fa riflettere, in un mondo come quello attuale in cui la predominanza e la sottomissione dell’altro sono considerate quasi delle virtù necessarie per raggiungere uno scopo.

Su questa asimmetria tra due o più persone si basa il noto fenomeno del bullismo.Diffusosi velocementein tutti i Paesi europei ha subìto profonde variazioni a causa dell’avanzare di nuove tecnologie. Internet, ormai irrinunciabile, è diventato terreno fertile per lo sviluppo della moderna forma di bullismo: il cyberbullismo.

Con tale termine si intende un insieme di umiliazioni, minacce e diffamazioni condotte intenzionalmente e ripetutamente da uno o più individui (bulli) ai danni di un soggetto più debole (vittima). Secondo l’indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” (2014), condotta dalla Società Italiana di Pediatria, il 31% dei tredicenni (35% ragazze) dichiara di aver subìto atti di cyberbullismo una o più volte.

Le molestie avvengono tramite sms, mms, forum, chat, e-mail, blog e social network; il bullo mette in atto le sue prepotenze con l’invio di messaggi insultanti e provocatori (harrassment), l’assunzione d’identità di un’altra persona (impersonation), la diffusione di pettegolezzi per rovinare la reputazione della vittima (denigrazione), l’acquisizione di materiale privato tramite violazione della password (trickery) e la sua successiva pubblicazione (exposure).

Tutto questo materiale, una volta esposto al pubblico, viene “votato” con il classico mi piace che contribuisce ad incoraggiare l’autore nelle sue attività ai danni della vittima.

Il cyberbullismo si caratterizza per l’anonimato (non si conosce l’identità del bullo) che rende difficile la reperibilità del soggetto e lo porta in alcuni casi ad episodi di depersonalizzazione (il soggetto non riconosce più se stesso) oltre che a disimpegno morale (il soggetto dice e fa cose che non farebbe senza avere uno schermo che lo protegge), inoltre vi è l’assenza di limiti spazio-temporali in quanto al contrario del bullismo non ci sono dei momenti o dei luoghi più sicuri rispetto ad altri, la vittima è costantemente esposta alle umiliazioni ogni volta che si collega al mezzo elettronico.

I ragazzi coinvolti in questo fenomeno sono tanti e spesso se ne sottostima la numerosità a causa del loro silenzio, si rifiutano di parlarne per vergogna, per paura che gli venga negato l’utilizzo del computer e del cellulare o perché convinti che nessuno possa aiutarli.

Dal punto di vista psicologico, le vittime di bullismo e cyberbullismo a distanza di anni conservano i segni di questo tipo di esperienza manifestando una serie di disagi come bassa autostima, difficoltà nel relazionarsi con gli altri, ansia sociale, comportamenti devianti e un costante senso di inadeguatezza.

Per gli adulti che circondano il ragazzo è difficile capire cosa succede ma con un po’ di attenzione si possono cogliere alcuni segnali: insorgenza di ansia, mancanza d’appetito, depressione, basse prestazioni scolastiche e nei casi più gravi tendenze suicide.

Per contrastare il fenomeno sarebbe auspicabile una maggiore supervisione da parte degli adulti durante le ore in cui i ragazzi utilizzano le moderne tecnologie, stabilire un tempo massimo per dedicarsi ad esse, sollecitare maggiore attenzione nel fornire immagini, numeri di telefono e altre informazioni private, comunicare il più possibile con loro, ottenere fiducia e fornirgli un sostegno concreto.

Da un punto di vista strettamente legislativo, nel 2017, il Parlamento ha dato il via libera alle nuove disposizioni contro il fenomeno del cyberbullismo.

Nella Gazzetta del 3 giugno scorso è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante la dicitura“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”ad oggi in vigore.

Per le vittime, è possibile contattare i servizi di consultazione psicologica, Polizia Postale e delle Comunicazioni o il Telefono Azzurro.

Sono stato vittima di episodi di cyberbullismo. Messaggi di minacce e insulti dilagavano nella mia posta -‘Se continui così, ho degli amichetti pronti a bastonarti…’- il seguito erano volgarità a dir poco terrorizzanti. Ero spaventato, mi sentivo tutto il mondo contro, per un po’ di giorni ebbi paura ad uscire di casa, il costante pensiero di incontrare queste persone pronte a farmi del male”. (Testimonianza di una vittima).


Dott.ssa Enza Traetta

Psicologa

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